Più siamo, più belli sembriamo: l’effetto cheerleader

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Troppo spesso tendiamo a guardare ai bias con diffidenza, ma se vi dicessimo che ce n’è uno capace di renderci tutti più attraenti, lo rifiutereste a prescindere?

Si chiama cheerleader effect, il bias cognitivo che induce a pensare che gli individui siano più attraenti quando sono in gruppo rispetto a quando sono soli.

A dare notorietà a questo effetto è stato il personaggio immaginario Barney Stinson nel settimo episodio della quarta stagione della serie tv How I met your mother, trasmesso per la prima volta nel novembre 2008.

Barney fa notare agli amici un gruppo di donne che inizialmente sembrano attraenti, ma il cui appeal viene meno se esaminate individualmente. L’effetto non risparmia neppure gli uomini; non a caso nel medesimo episodio gli stessi amici di Barney appaiono attraenti solo in gruppo.

La bellezza del gruppo

A portare evidenza della nostra irrazionalità sono gli scienziati dell’Università di San Diego, con una serie di studi pubblicati su Psychological Science, in cui hanno dimostrato che la distorsione è dovuta al fatto che «ogni volta che vediamo un insieme di oggetti come una serie di punti o un gruppo di volti, il nostro sistema visivo calcola automaticamente le informazioni generali sull’intero set, inclusa la dimensione media dei membri del gruppo, la loro posizione media e persino l’espressione emotiva media. Pertanto, sebbene il gruppo contenga molti elementi individuali, noi percepiamo naturalmente quegli elementi come un insieme e formiamo le nostre impressioni sulla base dell’insieme collettivo».

In termini pratici, l’impressione che ci facciamo di un gruppo influenza la nostra percezione su ogni singolo elemento e questo ci condiziona a tal punto da considerare i singoli membri più simili al gruppo e molto più attraenti di quanto non siano in realtà.

Questa distorsione colpisce sia femmine sia maschi, all’interno di gruppi composti da quattro come da sedici persone e non necessariamente solo dal vivo; cadiamo nella stessa trappola anche quando giudichiamo le persone in video e in fotografia e sia che si interagisca tramite social media sia dal vivo.

Illusioni ottiche

L’efficacia dell’effetto cheerleader si spiega ancora meglio osservando come funzionano cervello e percezione.

Il cervello, per ridurre il carico mentale, anziché dedicare un’attenzione significativa a ogni oggetto che percepisce nell’ambiente, preferisce raggruppare le informazioni. Se da un lato questo permette di elaborare un numero molto alto di dati, dall’altro ci fa perdere in precisione e accuratezza, come dimostra la nostra fallacia quando ci confrontiamo con le illusioni ottiche.

Difficilmente riusciamo a interpretarle correttamente.

Se aleggiasse ancora qualche dubbio, quale modo migliore per dissiparlo, se non mettersi in gioco, misurando la capacità percettiva attraverso l’illusione di Ebbinghaus e l’illusione della luna.

Con l’illusione di Ebbinghaus, un punto di medie dimensioni appare molto più grande quando è circondato da un campo di punti più piccoli, ma molto più piccolo quando è circondato da un campo di punti più grandi.

Immagine 1: Illusione di Ebbinghaus

Nell’illusione della luna, la luna sembra più grande quando appare all’orizzonte anziché in alto nel cielo.

Immagine 2: Illusione della luna

Tali illusioni ottiche dimostrano che ciò che “vediamo” non è la realtà. Ciò che vediamo dipende dallo stimolo fisico codificato dai nostri sistemi visivi, dal contesto, dalle aspettative e dalle conoscenze precedenti. Queste illusioni sono inoltre evidenti per oggetti inanimati e animati e sono difficili da ignorare anche quando siamo consapevoli che i nostri occhi ci mentono.

La prossima volta che qualcuno o qualcosa attrae quindi la vostra attenzione in gruppo, isolatelo per farvi un’idea più aderente alla realtà. Nel caso invece vi tornasse utile aumentare il vostro appeal, ora sapete quali stratagemmi utilizzare.

Laura Mondino

Fonti:

  • Hamblin J., Cheerleader Effect:why people are more beautiful in groups, The Atlantic, December 5, 2015.
  • Walker D., Vul E., Hierarchical Encoding Makes Individuals in a Group Seem More Attractive, Psychological Science, October 25, 2013
  • Ariely D., Seeing sets: representation by statistical properties, Psychological Science, Vol 12, N. 2, March 2001
  • Alvarez G.A., Oliva A., The representation of simple ensemble visual feature outside the focus of attention, Psychological Science, 19(4); 392-8, April 2008
  • Haberman J., Whitney D., Rapid extraction of mean emotion and gender from sets of faces, Current Biology, Vol 17, Issue 17, Pr751-R753, September 2007
  • Langlois, Judith H.; Roggman, Lori A. (1990), Attractive Faces Are Only Average, Psychological Science, 1(2): 11
  • Brady T.F., Alvarez G.A., Hierarchical encoding in visual working memory: ensemble statistics bias memory for individual items, Psychological Science, 2011 Mar; 22(3):384-92.
  • Titchener E.B., 1901, Experimental Psychology: A Manual of Laboratory Practice, Vol I, London, MacMillan
  • Kaufman L., Kaufman J.H., Explaining the moon illusion, PNAS, January 4, 2000, 97(1) 500-505

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