Quando sapere qualcosa è svantaggioso: la maledizione della conoscenza

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Riflettere su ciò che gli altri stiano pensando è un’attività fondamentale per l’essere umano, se vuole interpretare i comportamenti altrui. Saper immedesimarsi è indispensabile, altrimenti è impossibile poter fare previsioni sulle decisioni degli altri.

Questo risulta particolarmente difficile per i bambini, soprattutto dai 4 anni in giù. La maggior parte della ricerca che è andata ad analizzare il ragionamento dei bambini sulle false credenze degli altri ha utilizzato una qualche variante del displacement task, o esercizio dello spostamento.

In questo tipo di esperimento, viene raccontata ai bambini la storia di una persona, che si chiamerà Andrea, che mette la sua caramella all’interno di una scatola, per poi lasciare la stanza. A questo punto, un altro personaggio, Barbara, sposta la caramella in un cesto, in assenza di Andrea. Viene poi chiesto ai bambini di indicare in che contenitore Andrea, rientrato nella stanza, cercherà la sua caramella.

La risposta giusta, ovvero che guarderà all’interno della scatola, implica l’attribuzione di una falsa credenza ad Andrea. I bambini dai 4 anni in su ottengono delle buone performance in questo test, ma se più piccoli tendono a rispondere in modo errato. La loro conoscenza influenza il ragionamento sulle credenze altrui.

Se questo può sembrare solamente una limitazione dovuta alla giovanissima età, questo stesso errore cognitivo, poi classificato come il bias della maledizione della conoscenza, può essere riscontrato anche negli adulti, se la prova è formulata in modo più raffinato.

Un nuovo test

Susan Birch e Paul Bloom, dall’Università di Vancouver la prima e da Yale il secondo, hanno voluto quindi testare se questo effetto fosse presente anche negli adulti, ovvero se il ragionamento su false credenze fosse più difficile se a conoscenza del risultato finale. La prova che hanno proposto ai partecipanti differiva in tre punti principali dal compito di spostamento tradizionale, troppo semplice se proposta a degli adulti:

  1. Sono state chieste ai soggetti le differenti probabilità per ogni contenitore che il protagonista poteva indagare, invece del singolo contenitore,
  2. Sono stati usati quattro contenitori, invece che due,
  3. Per indagare la verosimiglianza della scelta del protagonista, le posizioni dei contenitori stessi sono state scambiate.

Era stato infatti provato da ricerche precedenti che la verosimiglianza fosse correlata all’entità dell’effetto della maledizione della conoscenza. In altre parole, più verosimilmente un fattore può indirizzare il protagonista verso la scelta sbagliata, più si è influenzati da questo errore cognitivo.

Riflettere su ciò che gli altri stiano pensando è un’attività fondamentale per l’essere umano, se vuole interpretare i comportamenti altrui.

Un violino

Per testare questo ultimo punto, 155 partecipanti sono stati sottoposti all’esperimento sotto tre diverse condizioni: ignoranza, conoscenza-plausibile, conoscenza-implausibile. La prova iniziava con un testo: “Questa è Vicki. Finisce di suonare il violino e lo mette nel contenitore blu. Poi esce a giocare. Mentre Vicki è fuori a giocare, sua sorella Denise…”. A questo punto, a seconda della condizione, il testo differiva:

  • Ignoranza: “sposta il violino in un altro contenitore.”,
  • Conoscenza-plausibile: “sposta il violino nel contenitore rosso”,
  • Conoscenza-implausibile: “sposta il violino nel contenitore viola”.

Le indicazioni poi erano uguali per tutti i partecipanti: “Poi, Denise riorganizza i contenitori nella stanza come nell’immagine sottostante”. Se prima, da sinistra a destra, i contenitori erano blu, viola, rosso e verde, dopo gli spostamenti di Denise diventano rosso, verde, viola e blu.

Per concludere: “Quando Vicki rientra, vuole suonare il suo violino. Quali sono le probabilità per ogni contenitore che Vicki cerchi il suo violino all’interno come primo tentativo? Scrivi la tua risposta in percentuale nello spazio disponibile sotto ogni contenitore”.

I risultati

Nella condizione di ignoranza, i soggetti hanno dato una probabilità media del 71% al contenitore blu, quindi lo stesso in cui Vicki aveva messo il violino inizialmente, e 23% al rosso, quello che dopo gli spostamenti di Denise occupava la posizione del contenitore blu. I soggetti ritenevano quindi plausibile, ma non probabile, che Vicki potesse guardare in un contenitore diverso da quello in cui aveva messo il violino, in quanto occupava la stessa posizione.

Nella condizione di conoscenza-plausibile, in cui i soggetti sapevano che Denise avesse spostato il violino nel contenitore rosso, questi hanno assegnato una probabilità molto più alta a questo contenitore rispetto al gruppo ignoranza, bilanciato da una probabilità più bassa per il contenitore blu. La loro conoscenza del risultato ha influenzato la loro previsione su Vicki.

Al contrario, il gruppo conoscenza-implausibile ha assegnato una probabilità media bassa per il contenitore viola, in quanto non vi era una ragione verosimile per Vicki di cercare in un contenitore in cui non aveva messo il violino né occupava la posizione di quello stesso contenitore. La probabilità assegnata per il contenitore viola non era significativamente più alta di quella del gruppo ignoranza.

I risultati sembrano confermare il fatto che la conoscenza è una maledizione solo vi è una spiegazione possibile per il protagonista di commettere una scelta che differisce da quella più probabile.

Non solo i bambini, quindi, sono vittime di questo bias. Una ragione che spiegherebbe la causa di questo effetto nei bambini, suggeriscono i ricercatori, è che questi, soprattutto dai 4 anni in giù, non possiedono ancora o comprendono appieno il concetto di verosimiglianza e probabilità. Crescendo, si diventa più resistenti, ma mai immuni a questo tipo di bias.

Carlo Sordini

Fonti:

  1. Birch, S. A., & Bloom, P. (2007). The curse of knowledge in reasoning about false beliefs. Psychological science, 18(5), 382–386. https://doi.org/10.1111/j.1467-9280.2007.01909.x
  2. Birch, S. (2005). When Knowledge Is a Curse: Children’s and Adults’ Reasoning about Mental States. Current Directions in Psychological Science, 14(1), 25-29. Retrieved July 26, 2021, from http://www.jstor.org/stable/20182979

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