Un errore cognitivo nel gioco del calcio

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Al 27 giugno 2021, sono stati assegnati 14 calci di rigore durante il campionato europeo di calcio 2020, o Euro 2020. Solamente per due di questi il portiere ha deciso di rimanere al centro. Evitando, quindi, di tuffarsi verso uno dei due lati della porta. Eppure, secondo le statistiche storiche, i calci di rigore sono distribuiti in maniera pressoché uniforme tra destra, centro e sinistra.

Perché accade questo? Un team di ricercatori israeliani ha ipotizzato che questo possa essere spiegato da un bias cognitivo, chiamato bias verso l’azione. Secondo la loro ipotesi, infatti, i portieri professionisti sarebbero più propensi a lanciarsi verso uno dei due pali, piuttosto che restare al centro della porta. Questo perché, nel caso dovesse subire goal, si sentirebbe più in colpa restando in piedi, rimpiangendo il fatto di non aver agito, non aver fatto nulla per non cambiare il risultato. Da qui il nome di bias verso l’azione.

Ma la statistica dice che proteggere il centro della porta è una scelta più che corretta, valida quanto il tuffarsi verso uno dei due lati. Questi ricercatori hanno quindi condotto uno studio per verificare la loro ipotesi.

Lo studio

Tutto è cominciato da un’analisi statistica, andando a studiare 286 calci di rigore nelle maggiori leghe e campionati mondiali. Sono stati catalogati in base alla direzione del tiro e alla scelta del portiere, tra saltare a destra, a sinistra o restare al centro. E subito è emerso un dato interessante.

Su 286 tiri, il 32.2% era diretto alla sinistra del portiere, il 39.2% alla sua destra e il 28.7% al centro. C’era quindi una leggera preferenza nello scegliere un lato, piuttosto che tirare centralmente. Ma, allo stesso tempo, solamente il 6.3% delle volte il portiere decideva di restare in piedi (con il 49.3% di salti verso sinistra e il 44.4% verso destra).

Nel calcolo di questi dati, in 286 calci di rigore, solamente 18 volte il portiere decideva di proteggere il centro. Ma il numero di tiri diretti al centro era pari a 82. Una statistica sorprendente.

Al 27 giugno 2021, sono stati assegnati 14 rigori durante EURO 2020. Solamente per due di questi il portiere ha deciso di rimanere al centro.

L’opinione dei diretti interessati

Per confermare l’ipotesi di un bias verso l’azione, i ricercatori hanno intervistato 32 portieri professionisti provenienti dai primi due campionati della federazione israeliana.

In un questionario, è stato chiesto loro di mettere in ordine, secondo la loro percezione di normalità, le tre aree della porta da difendere in caso di calcio di rigore (Centro, Destra, Sinistra). Di questi 32 portieri, 25 mettevano all’ultimo posto il centro, preferendo quindi tuffarsi verso uno dei due lati.

L’ultima domanda nel questionario andava a indagare il senso di rimorso provato al momento del goal subito, in base alla direzione prevista di tiro. In maniera molto razionale, 17 portieri hanno affermato di provare un rimorso di pari entità sia per essersi lanciati verso un lato della porta che per essere rimasti al centro. In concordanza con l’ipotesi dei ricercatori, invece, 11 portieri hanno dichiarato di sentirsi più in colpa restando in piedi, rimpiangendo il fatto di non essersi tuffati. Un’affermazione compatibile con l’ipotesi del bias verso l’azione proposta dai ricercatori, seppur non statisticamente significativa.

Le cause

Decidere di proteggere un lato della porta il 96.7% delle volte rappresenta un comportamento non ottimale. Secondo i ricercatori, questo è causato dal bias verso l’azione. Questo bias si verifica perché, per i portieri, tuffarsi è considerato la normalità. Restare in piedi è visto quindi come un comportamento inusuale, non comune. Questo è in accordo con la teoria della norma proposta da Kahneman e Miller nel 1986: a parità di risultato negativo, si ha una reazione emotiva maggiore quando si segue un comportamento anormale, piuttosto che uno normale.

Per restare in ambito calcistico, questa teoria rappresenta il punto chiave del detto: “Squadra che vince non si cambia”. Zeelenberg e il suo team di ricercatori, nel 2002, ha dimostrato che, dopo un risultato positivo, vi è un bias verso l’inazione, mentre vi è l’effetto opposto, quindi un bias verso l’azione, a seguito di un evento negativo.

I ricercatori suggeriscono che questo effetto si possa presentare in altri ambiti, come per gli investitori nel mondo della finanza, ma anche in politica: se tutto va bene, si tenderà a non fare nulla. Al contrario, se c’è qualcosa che va male, ci sarà la tendenza ad agire, implementando nuove leggi o modificando i decreti.

Carlo Sordini

Fonti:

  1. Bar Eli, Michael and Azar, Ofer H. and Ritov, Ilana and Keidar-Levin, Yael and Schein, Galit, Action Bias Among Elite Soccer Goalkeepers: The Case of Penalty Kicks. Journal of Economic Psychology, Vol. 28, No. 5, 2007, Available at SSRN: https://ssrn.com/abstract=1091662
  2. Kahneman, D., & Miller, D. T. (1986). Norm theory: Comparing reality to its alternatives. Psychological Review, 93(2), 136–153. https://doi.org/10.1037/0033-295X.93.2.136
  3. Zeelenberg, M., van den Bos, K., van Dijk, E., & Pieters, R. (2002). The inaction effect in the psychology of regret. Journal of Personality and Social Psychology, 82(3), 314–327. https://doi.org/10.1037/0022-3514.82.3.314

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